La storia di Alex Zanardi

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La storia di Alex Zanardi

Uno dei motivi che hanno portato le sue gare ad essere così attese è la tenacia dimostrata da Zanardi che nel 2001 è stato vittima di un incidente automobilistico in cui ha perso entrambe le gambe. Dopo l’incidente Zanardi ricominciò quasi subito a pilotare macchine da corsa e non smise mai di praticare vari sport. È sempre riuscito a parlare con leggerezza del suo incidente, anche scherzandoci su, come nella sua famosa intervista a David Letterman. «Ho avuto in dote un inguaribile ottimismo», ha detto in un’intervista del 2008.

Zanardi è nato a Bologna nel 1966. Suo padre faceva l’idraulico («Era un uomo poco colto ma molto intelligente», ha detto in un’intervista). Alessandro – nella sua vita ha avuto moltissimi soprannomi e tutti oggi lo chiamano “Alex” – cominciò a correre su kart a 13 anni. Proseguì la sua carriera passando alla Formula 3, e vincendo un campionato nel 1990, arrivando poi alla Formula 3000 con il team Il Barone Rampante. Dalla fine del 1991 Zanardi cominciò a correre in Formula 1, prima con il team Jordan, poi con la Lotus. Nel 1993 fece un terribile incidente durante il Gran Premio del Belgio, ma già un anno dopo ritornò a correre nel Gran Premio di Spagna. Quando però alla fine di quell’anno la Lotus fallì, Zanardi si ritirò una prima volta dalla Formula 1.

Ma non smise di correre: venne infatti assunto come pilota di Formula Cart (un campionato automobilistico simile alla Formula 1, che oggi si chiama Champ Car). Al capo del suo team venne sconsigliato di farlo firmare: gli venne detto che i piloti italiani erano troppo spericolati e sbagliano troppo. Zanardi arrivò secondo al suo primo campionato di Formula Cart e vinse le due stagioni successive: 1997 e 1998. Grazie al fatto di parlare bene inglese, e al suo carattere simpatico e modesto, diventò presto un pilota molto conosciuto nel circuito sportivo statunitense.

Nel 1998 Zanardi ritornò alla Formula 1, ma come nella precedente esperienza continuò a non ottenere grandi risultati. Fece un incidente sulla pista di Imola e chiuse la stagione 1999 con 0 punti (in tutta la sua carriera di Formula 1 ha ottenuto soltanto un punto). Zanardi lasciò di nuovo la Formula 1 e tornò alla Formula Cart.

Il 15 settembre 2001 a Lausitz, in Germania, stava disputando una delle sue migliori gare di sempre: dopo una partenza in fondo alla pit lane era riuscito a recuperare una posizione dopo l’altra e a piazzarsi in testa alla gara. Dopo un pit stop, probabilmente troppo posticipato, stava rientrando in pista cercando di non perdere posizioni ma a causa di un colpo di acceleratore si ritrovò di traverso in mezzo alla pista. Un primo pilota riuscì ad evitarlo per poco, ma un altro pilota, subito dietro, il canadese Alex Tagliani, riuscì a vedere l’auto di Zanardi soltanto all’ultimo minuto, la colpi di fianco e tagliò via il muso dell’automobile.

Zanardi perse immediatamente entrambe le gambe e in pochi minuti quasi tre quarti di tutto il suo sangue. Dopo un primo soccorso in pista, in ospedale i medici lo operarono per tre ore nel tentativo di chiudere le ferite, e alla fine riuscirono a salvargli la vita. Il pilota rimase incosciente per oltre una settimana. La leggenda di Zanardi e la ragione del perchè era così atteso alle Paralimpiadi comincia qui.

Appena dopo l’incidente Zanardi decise che le protesi in commercio non lo soddisfacevano e disegnò da solo un paio di nuove gambe artificiali, con l’obiettivo di tornare a gareggiare. Ci riuscì appena due anni dopo l’incidente, nel 2003, proprio sulla pista che nel 2001 lo aveva quasi ucciso. L’auto era una Gran Turismo e la sua era una corsa di prova, ma se fosse stata una vera gara, con il tempo ottenuto, si sarebbe qualificato quinto.

La prova lo convinse a tornare a correre e diventò un pilota della BMW, utilizzando un’auto modificata apposta per poter essere guidata senza gambe. Corse cinque campionati, dal 2004 al 2009 ottenendo diverse vittorie e annunciando poi il suo ritiro. Dal 2007 ha cominciato a praticare la handbike, la bicicletta con tre ruote che viene spinta con le braccia. Dopo soltanto 4 settimane di allenamento, proprio nel 2007, arrivò quarto alla maratona di New York nella divisione handbike.

Zanardi ha sempre detto che per lui lo sport è tutto e che non potrebbe mai restare con le mani in mano. Allo stesso tempo, è anche consapevole di essere diventato da qualche anno un personaggio molto popolare e di essere per molti una fonte di ispirazione: dopo che un incontro con lui al MotorShow di Bologna ebbe un grandissimo successo di pubblico, quattro anni fa, disse che «dopo l’incidente, sono diventato un personaggio strano, un misto tra padre Pio e Raffaella Carrà».

Prima di partecipare alle Paralimpiadi, Zanardi  aveva dichiarato che il suo obiettivo era una medaglia d’oro e che poi sarebbe tornato ai motori. In questi giorni, dopo aver conquistato il primo oro, ha raccontato in un’intervista che adesso punta anche alle Paralimpiadi invernali.

 

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